martedì 26 novembre 2013

Campionato di serie A2 – settima giornata d’andata (giocata domenica 24 novembre 2013)

Libertas Sporting Udine (4-2) – Querciambiente Muggia TS (4-2) 52-56 (19-15; 28-27; 42-40)

Bella partita densa di emozioni, giocata a viso aperto da entrambe le squadre. Vince Muggia ma Udine merita comunque gli applausi per quanto fatto fino ad ora.

PRIMO QUARTO

La partita si mette subito bene per Udine che riesce a imporre un ritmo elevato in attacco e in difesa fin dai primi possessi. Muggia gioca a basket, ma non segna e asseconda il piano partita di Udine – che forza l’attacco a lavorare molto – rinunciando a tiri che arrivano presto per impastarsi negli ingranaggi difensivi di Udine.
Le muggesane palleggiano troppo sul perimetro senza essere pericolose e palleggiano troppo in area subendo i raddoppi udinesi. Provano a difendere a zona, ma concedono alle micidiali tiratrici udinesi diverse triple smarcate.
Udine potrebbe allungare, ma spreca troppi possessi ed è poco cinica quando dovrebbe.

SECONDO QUARTO

Borroni (MVP della gara) lotta come un leone tenendo Muggia in partita. Le muggesane in difesa rischiano qualcosa cambiando su tutti i blocchi, ma Udine non sa leggere i vantaggi. Col passare dei minuti il gioco di Muggia diventa più frizzante, anche se la palla continua a restare troppo ferma quando arriva in area. I troppi palleggi consentono a Udine di raddoppiare dal fondo, rubare e correre.
Vicenzotti segna la tripla del 22-15, ma, nel complesso, il gran lavoro difensivo non viene premiato dall’attacco, dove Udine stenta a trovare soluzioni efficaci e permette a Muggia di riavvicinarsi fino al 28-27.

TERZO QUARTO

Ancora una volta l’uscita dagli spogliatoi è drammatica per Udine. Al solito calo fisico si unisce ora un calo nervoso preoccupante che lascia Muggia in partita e le fa prendere sempre più convinzione. 
Muggia è brava ad approfittare del terzo quarto letargico di Udine e prende il comando della gara. Piazza un 6-0 di parziale a suo favore (puntuale il time out di Sinone), attacca in penetrazione il centro dell’area (dove Udine non è preparata) e usa di più il “palleggio, arresto e tiro” e i tiri dai 5 metri per evitare i raddoppi.
Udine è solo Rebane: la ragazza lotta, attacca, difende e soprattutto va a rimbalzo garantendo extra possessi alle udinesi (splendido il rimbalzo offensivo sul suo tiro libero sbagliato che vale un 4-0 di contro parziale). [Udine relies only on Rebane: she fights, attacks, defends, and, more important, she rebounds hard giving Udine extra possessions, like the marvellous  offensive rebound on her missed free throw for a 4-0]
La partita si fa punto a punto.
Udine riacquista il comando grazie all’allenatore di Muggia che prende un fallo tecnico che gli costa 4 punti a 52” dalla fine.

QUARTO QUARTO

Udine cambia faccia a e si butta nella mischia: lotta e sporca tutte le ricezioni di Muggia che fa fatica a costruire attacco.
Ma Borroni è maestra a tenere in gara la sua squadra. Sale in cattedra e insegna pallacanestro a tutti i presenti. Muggia reagisce di squadra: la palla esce meglio dai raddoppi e viaggia più velocemente. Borroni attira molte attenzioni difensive e ciò libera le compagne che hanno sempre un tiro piazzato da prendersi.
Udine stenta. L’attacco non costruisce nulla di pericoloso e si affida a qualche iniziativa individuale quando mancano 7”/6” allo scadere dei 24”.
A 2’42 dalla fine la svolta. Rebane (che garantiva rimbalzi a Udine) viene sostituita. Muggia riprende l’inerzia. Borroni segna una tripla sontuosa e la bella rimessa di Udine e il fallo sistematico non servono a cambiare il risultato.
Vince Muggia 56-52, ma Udine ha poco da recriminare. Ha vinto la squadra che ha sbagliato di meno e che ha approfittato meglio delle occasioni avute.

COME MUGGIA HA VINTO

Statistiche a parte, Muggia ha fatto giocare Udine come a Udine piace. Gli ha permesso di raddoppiare e triplicare la palla e di correre quando recuperava palla. Udine ha fatto la sua gara, non ha fatto molti errori più di Muggia (o più di altre volte in cui aveva comunque vinto). Udine ha giocato alla Udine. Eppure ha perso.
Quali magie ha fatto Muggia per vincere nonostante la buona gara di Udine?
Muggia è rimasta compatta e ha giocato di squadra anche nei suoi momenti peggiori. Ha sbagliato di squadra.
Udine non ha fatto lo stesso? Sì, ma Muggia ha avuto dalla sua leader quanto serviva. Borroni ha sbagliato, ma ha anche tenuto la squadra unita con un linguaggio non verbale da leader positivo dimostrando quanto creda nel lavoro della sua squadra. Borroni non ha vinto solo con i punti e gli assist; Borroni ha vinto con il carattere e la leadership.
Non ce ne voglia nessuno, ma a Udine questo è mancato nel finale. O meglio, Udine si era forse identificata in Rebane e nella sua combattività sfrontata, ma non ha potuto contare su di lei quando serviva. Rebane dà equilibrio al gioco udinese e Udine ha sofferto molto quando la giocatrice era seduta nel finale. [Udine had probably identified itself in Rebane and in her bold and fighting spirit, but could not count on her when needed. Rebane seems to be able to give balance to the whole team and Udine has suffered greatly when the player was sitted in the final.]

PLAYMAKING

Il vero playmaking è mancato da entrambe le parti.
Muggia ha sopperito grazie al talento e alla visione di Borroni.
Udine non è stata capace di trovare alternative.
Nei momenti difficili Udine avrebbe avuto bisogno di un vero play maker capace di mettere in ritmo le giocatrici e farle ricevere palla nei loro “sweet sposts”. Questo non è accaduto.
Pozzecco manca di capacità decisionale efficace quando è sotto pressione (splendida la sua tripla vincente contro l’SGT, ma ricordiamoci tutti che un secondo prima si era fatta stoppare il precedente tiro da 3 punti per una lettura sbagliata ed affrettata).
Cortolezzis ha solo 17 anni, è all’esordio in A2 e ha bisogno di maggiore collaborazione e supporto dalle compagne.
Nei minuti finali Udine ha giocato senza un'idea collettiva, nascondendosi troppo e passandosi la palla senza attaccare fino a 7”/6” dallo scadere dei 24”, cosa che a questi livelli si tende a pagare.


IL QUINTETTO DI UDINE

MANCABELLI: la solita Elisa lottatrice intelligente e precisa, ma meno efficace in fase offensiva dove, forse per stanchezza, sbaglia diverse conclusioni facili. Gli stessi falli commessi – che ne hanno poi pregiudicato il rendimento – sembravano dettati da stanchezza o mancanza di attenzione.

POZZECCO: la solita Pozzecco, più realizzatrice che play. Compie scelte discutibili in fase offensiva nei momenti importanti dell’ultimo quarto, quando la palla avrebbe dovuto arrivare alle realizzatrici di Udine. Chiaro che la responsabilità non è sua, ma di chi negli anni non le ha insegnato a leggere le situazioni offensive e a gestire una squadra. Più efficace quando si diletta nei tiri dell’ultimo secondo.

VICENZOTTI: la solita Debora, concreta quando serve. Il grande lavoro difensivo su Borroni le toglie probabilmente smalto in attacco. Cattura 10 rimbalzi e ci illude con il solito canestro da capitano (più il tiro libero aggiuntivo) in un momento chiave del terzo quarto.

DA POZZO: peccato l’infortunio che ci auguriamo non grave.

DE GIANNI: molto bene all’inizio quando è dominante. Quando la gara si fa dura, i duri cominciano a giocare e lei svanisce. Peccato.

LA PANCHINA DI UDINE

DE BIASE: 13 punti e una certezza ai tiri liberi. Negli ultimi possessi della partita prova a cavare qualcosa dall’opaca gestione offensiva della squadra ma senza successo. Fallisce la “sua” tripla centrale all’inizio di terzo quarto spostando l’inerzia dalla parte di Muggia. Ci prova in ogni modo.

REBANE: 14 punti in 23 minuti testimoniano concretezza e determinazione. Ha una marcia in più delle compagne nonostante non sia ancora guarita del tutto dall’infortunio al ginocchio. Da sola tiene a galla Udine nel terzo quarto,ma inspiegabilmente non è in campo negli ultimi 3 minuti quando si decide il risultato. [14 points in 23 minutes show concreteness and determination. She stands alone in the third quarter and shows she knows how to play at a higher level, though not yet fully recovered from the knee injury. Unexplained why she was not on the court in the last three minutes when the game is decided.]

CLEMENTE: 5’ minuti in campo senza avere nessuna vera occasione. Se l’obiettivo è farla disinnamorare del basket (come è successo a Trotta) la strada scelta è quella giusta.

MIO: con il rientro di Rebane i suoi minuti sono calati (3’ in questa gara). Restiamo dell’idea che il sistema offensivo di Udine non possa esaltarne le caratteristiche e che il suo impegno non venga  premiato.

CORTOLEZZIS: 16 minuti in campo, ma 16 minuti di anonimato. La ragazza non è solo dotata di energia ed entusiasmo. La ragazza è dotata di carattere e personalità. Affinché Arianna possa crescere come leader e play, in campo ha bisogno di sentire la fiducia di compagne e allenatore. E chiunque abbia giocato sa bene che la fiducia è un’emozione che si percepisce grazie a piccoli gesti e non certo grazie a roboanti parole. 


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